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ottobre 2013

Il giardino delle delizie, Suoni

Recensione Massimo Volume – Aspettando i Barbari

28 ottobre 2013 • By

Recensione Massimo Volume – Aspettando i Barbari (La Tempesta, 2013)

 

I Massimo Volume sono tornati e non possiamo negarlo; dopo Cattive Abitudini del 2010, che rappresenta la volontà di riprovarci e di crescere ancora, di prendere il gruppo e di renderlo un tutt’uno con quello che è stato, progetti laterali di Emidio Clementi compresi, ora è la volta di Aspettando i Barbari.

 

Questo nuovo lavoro discografico passa in rassegna tutta la storia della band, dai testi migliori di Lungo i Bordi (anno 1995) e Da Qui (il mio preferito, anno 1997), alle prove di un canto leggermente accennato in Club Privè (non il mio preferito, anno 1999) fino ad arrivare all’esperienza più elettronica, e si stente, di Emidio detto Mimì con gli El Muniria (sentitevi anche gli inserti di ‘Il nemico avanza’). Hanno preso il meglio, e musicalmente Aspettando i Barbari non ha davvero rivali: i Massimo Volume ce l’hanno fatta e nello scriverlo mi sembra quasi di essere tornato negli anni ’90 quando nell’alt-rock italiano loro erano lassù, in cima. Una bella sensazione insomma. La produzione questa volta è affidata, oltre che ai MV stessi, a Marco Caldera che si mette anche ai synth e ai sampler, mentre i toni e le sensazioni sono più cupi e duri rispetto al precedente Cattive Abitudini.

 

‘Dio delle Zecche’ è stata scelta per aprire l’album e sono le parole di Danilo Dolci a raccontare, perfettamente, la loro scalata: “vince chi resiste / alle tentazioni / chi cerca di non smarrire / il senso / la direzione / vince chi non si illude”. Tantissime sono le ispirazioni e i riferimenti che spuntano come fiori nel campo di queste dieci canzoni, da John Cage a Mao Tse Tung, da Steinbeck a Buckminster Fuller. Nel momento esatto in cui senti declamare “Se penso a te / ti vedo in via dei tigli” (‘La Cena’) vieni gettato nel film e nelle perfette immagini che questa canzone crea tra synth, chitarre e bordoni, con un finale sonoro leggermente noise (genere che si ripresenta anche in ‘Compound’).

 

La title track è una classica canzone dei Massimo Volume, con un testo perfetto, mentre ‘Vic Chesnutt’ stranamente è un po’ fuori fase, oltre a essere l’unica traccia che non mi convince pienamente. ‘Dymaxion Song’ è un brivido unico, con Clementi che va oltre alla semplice declamazione, andando verso Johnny Rotten. ‘La Notte’ ci riporta in qualche modo ad ‘Alessandro’ (Stanze vuote, anno1993), con quel suo elenco di persone e di fatti. ‘Silvia Camagni’ è tesa e febbrile, liricamente potrebbe essere reinserita in Da Qui e tutto si fa più cupo quando Mimì dice: / “qualcuno mi ha detto / che vivi a Berlino / che esci la sera / che abiti sola / io ti sogno / ogni tanto / che attraversi / la strada / ti giri e / mi gridi / fai presto, / poi di colpo / scompari”.

 

‘Da Dove sono stato’ è un mantra apocalittico, una dichiarazione sincera piena di verità che chiude tutto quanto: “per tutte le strofe / uscite male / e le frasi sbagliate / che nessuno / potrà più cancellare / io vi saluto / e mi inchino / io vi saluto / e pieno di rispetto / vi dico addio”. Io però non dirò addio alle chitarre di Egle Sommacal e Stefano Pilia, nemmeno alla batteria di Vittoria Burattini e alla potenza tutta di Emidio Clementi, ma felice di un sesto album con questo livello qualitativo posso dire: prendo atto, vi ascolto e continuerò a seguirvi. Bravi.

 

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Andrea Facchinetti

 

 


Il giardino delle delizie, Suoni

Paul McCartney – New

24 ottobre 2013 • By

Caro, vecchio, nuovo Macca

Eccolo di nuovo, sir Paul, il baronetto più prolifico che il pop ricordi: niente, non lo fermi, lui sforna un album via l’altro, spaziando dalla classica all’elettronica e prendendosi pure il lusso di fare il Cobain della situazione sul palco insieme ai reduci dei Nirvana.
Il suo ultimo album, “New”, si presenta con le sembianze di un’opera di arte contemporanea, ma dentro porta stampigliate dappertutto le stimmate del Macca. Hai voglia a mettere Paul Epworth (Adele, Bloc Party) e Ethan Johns (Kings of Leon) al mixer – seppure supervisionati e forse frenati da Giles Martin, figlio di voi-sapete-chi – ma a scrivere è sempre la penna d’oca di McCartney: qui di “nuovo” non c’è altro che la facciata, fatta di percussioni taglienti (il singolone Queenie Eye) e qualche bel synth (I Can Bet, la piaciona Looking at Her), ma basta un’occhiata dietro i paraventi per riscoprire il gonfio, morbido cuore pop che solo Paul sa far battere con un ritmo talmente naturale. E si torna alle melodie-mastice, quelle che ti accompagnano per settimane dopo un unico ascolto, quelle che assomigliano sempre a qualcosa ma non riesci mai a identificare cosa: l’apertura di Save Us, con i suoi barocchismi rock scippati ai Queen, la psichedelia sintetica di Appreciate, il singalong da concertone di Everybody Out There. Insomma, a volte sembra persino di riascoltare i Beatles (Alligator), e scusate se è poco.
Certo, non c’è l’epicità dei tempi migliori, e si fatica a rintracciare un brano da inscrivere nel già corposo greatest hits del Fab One (se dovete scegliere un solo disco nella produzione recente di McCartney, tanto per dire, preferite il più sostanzioso “Chaos and Creation in the Backyard”), ma parliamo comunque di una collezione pop di livello, compilata da una vecchia gloria sempre più determinata a porsi come gloria, sì, ma non certo vecchia.
Perché Paul, i suoi settant’anni, mica li rinnega: se li tiene tutti distintamente appuntati sul gilet. Ma il suo gilet è più cool del tuo.

Voto 6,5/10


Il giardino delle delizie

Claudia Biondini presenta “I Magnifici 100”

22 ottobre 2013 • By

Il 28 ottobre alle ore 11.30 presso il  Teatro 7 di via Thaon di Revel, si terrà un evento irrinunciabile per i cultori del mangiar sano che hanno sempre un occhio rivolto alle nuove tendenze culinarie. Claudia Biondini, scrittrice dalla formazione poliedrica maturata grazie all’incontro con le cucine di tutti i continenti,  presenta “I Magnifici 100″,  piatti golosi, completi e colorati per mangiare sano. Più che un ricettario, una vera e propria bibbia del piatto unico.

Dimenticatevi le obsolete diciture “primo”, “secondo “e“contorno”. L’autrice presenta cento piatti unici, validi alleati nella vita frenetica di ogni giorno. La cucina diventa veloce e dinamica, senza però rinunciare a gusto e salute, poiché in ogni piatto è contenuta la quantità necessaria di nutrienti che dovrebbe caratterizzare un pasto tradizionale sano.

Un libro che racchiude tutta la filosofia gastronomica di questi tempi. Al suo interno, infatti, si possono trovare ricette sane, colorate, gustose e soprattutto bilanciate, poiché sono state sviluppate con il supporto di una nutrizionista. Il libro è facilmente consultabile, ogni ricetta, infatti, è contrassegnata da simboli che racchiudono le sue caratteristiche: vegetariana, vegana, senza glutine, senza lattosio.

Inoltre c’è un’altra lodevole particolarità: in ogni ricetta la scrittrice passa in rassegna ogni ingrediente, illustrando quanto grandi possono essere i benefici che il corpo riceve da uno stile di vita sano e regolare. Il mangiare bene diventa in questo modo un rituale di bellezza e salute che si nutre di ricercatissimi ingredienti, come i componenti di un preziosissimo siero di bellezza.

Durante la presentazione sarà possibile chiedere consigli e sottoporre curiosità, oltre che acquistare il libro e farlo autografare. A seguire, l’esperienza si farà sensoriale: sarà possibile gustare un delizioso aperitivo e assaggiare una ricetta tratta dal libro, preparata dalla scrittrice stessa.

 Indira Fassioni


Il giardino delle delizie, Nerospinto Fine Selection

Insalate Italiane presenta “Giro all’Italiana-Gusto Infinito”,un viaggio tra i sapori della cucina del Belpaese

19 ottobre 2013 • By

Milano si arricchisce di un nuovo appuntamento con il mangiar bene, il gusto, la convivialità tipicamente italiana, il tutto in una location elegante a due passi dal centro.

Insalate Italiane – Fast Food del Benessere nasce nell’aprile del 2010 da un’idea di Giuseppe Maione a Milano,  in via Vittor Pisani 13,  con l’obiettivo di soddisfare in modo sano il piacere di mangiare senza rinunciare alla bontà della cucina italiana. Per questo motivo pone al centro della sua filosofia la flessibilità  nel  gusto e nelle proposte, garantita da un’alta  qualità,  tutto a prezzo competitivo.

Proprio per venire incontro alle esigenze dei clienti, Insalate Italiane  presenta una novità:  ogni sera dal  martedì al sabato “Giro all’Italiana-Gusto Infinito”, presso il ristorante di Via Fabio Filzi 10, angolo Via Caretto.

Un  nuovo modo di gustare la cena con leggerezza, ma senza rinunciare ai sapori del Belpaese. Ogni sera, infatti, dodici piatti realizzati con ingredienti tipici della cucina italiana saranno i protagonisti della serata al prezzo fisso di € 18,bevande escluse.

Un  menù completo dal pesce alla carne, passando alla pasta e i legumi, con intermezzi di verdure, fino al dessert.  Tutti cibi  rigorosamente sani, ma dal gusto deciso per appagare anche i palati più esigenti,senza sensi di colpa e con un occhio di riguardo al portafoglio.

Qualche idea? Farfalle con pesto di rucola e salmone,seppioline in salsa di pomodoro speziata e pane Carasau e carpaccio di ananas con cannella e pepe rosa.

Un omaggio all’Italia e alle sue prelibatezze, ma non solo. Durante  il mese non mancheranno presentazioni, mostre, serate  di   degustazioni dedicate alle altre culture europee e alle loro cucine per far rivivere la romantica atmosfera parigina, le vibranti  suggestioni  londinesi,  gli  allegri  ritmi spagnoleggianti, etc., boccone dopo boccone.

Giro all’Italiana, gusto infinito vuole  offrire momenti conviviali per coppie o gruppi di amici che cercano nel momento a tavola il calore e l’intimità di casa anche al ristorante, con la garanzia di una cena  leggera,  ma gustosa.  I menù sono pensati anche per coloro che, per lavoro, si trovano di passaggio a Milano e  non intendono rinunciare a mangiar bene .

 

Insalate Italiane s.r.l.

Via Fabio Filzi 10/ang. Via Caretto, Milano

tel. +39 02/ 67382625

+39 02/ 66983940

info@insalateitaliane.it

www.insalateitaliane.it

 

Di Indira Fassioni


Il giardino delle delizie

Scarpetta e galateo sostenibile

17 ottobre 2013 • By

Il costume, le abitudini sociali, la cultura alimentare sono in continua trasformazione, seguono cioè un’evoluzione talvolta lenta, tal altra molto repentina. Vi sono puntelli culturali che, come monoliti, non sempre sono facili da smantellare e, in questi casi, occorre più tempo per levigarli e, se non bastasse, per spazzarli via. Prendiamo il galateo a tavola, se può importarci qualcosa. Si potrebbe supporre che sia non solo un modo corretto ed elegante di stare a tavola, ma anche che sia funzionale. In genere la funzionalità paga perché non è mai pesante, non è caricaturale, è semplice.

Per esempio se impugniamo con la mano sinistra la forchetta e con la destra il coltello, come galateo insegna, qual è il percorso più funzionale della porzione di cibo che abbiamo infilato con la forchetta? Dal piatto alla bocca seguendo una linea retta. Ed è ciò che consiglia il galateo. Almeno quello europeo, perché quello statunitense in merito è diverso. La forchetta negli States, dopo aver infilzato il pezzo di T-bone steak, passa dalla mano sinistra a quella destra, che è costretta a depositare il coltello, quindi questa porta il boccone dal piatto alla bocca. Segue il passaggio della forchetta dalla destra alla sinistra e la riappropriazione del coltello della destra Ma perché questa danza della forchetta? Si capirebbe  se, come per alcune culture religiose, la mano sinistra negli States fosse considerata impura per cui non si porta mai alla bocca. Ma non è  questo il motivo.

Per quanto ci riguarda se vogliamo  contravvenire a una norma del galateo, facciamolo e basta. Per esempio la scarpetta è vietata, ma se la facciamo infilzando il pezzo di pane con la forchetta, tale procedura non è “meno” vietata, perché di scarpetta pur sempre si tratta. Anzi diventa una gestualità ridicola, e contravviene anche alla semplicità dei movimenti. Però il galateo può essere modificato se la funzionalità o altri valori culturali lo richiedono. Oggi in epoca di cucina compatibile, di recupero degli avanzi, di risparmio energetico, di compostaggio, la scarpetta va fatta non solo perché il sugo rimasto nel piatto non si sprechi, ma anche perché non si utilizzi una quantità superiore di sapone per dover lavare il piatto, perché non si debba utilizzare più acqua per sciacquarlo, e perché l’acqua che si scarica sia meno inquinante. Oggi, in una logica di galateo ecologico è chi lascia il piatto sporco la persona inadeguata. Se non ci piave il termine scarpetta, allora diciamo che con il pane facciamo un molto trendy dipping nel sugo rimasto nel piatto, ovvero lo intingiamo sino a insaporirlo. Purché senza forchetta.