Il giardino delle delizie, Suoni

Recensione Hjaltalìn – Enter 4

5 dicembre 2013 • By

Recensione Hjaltalìn – Enter 4 (Sena, 2013)

 

Si dice sempre che il terzo disco è quello più difficile da fare, pensate un po’ se a mettersi in mezzo c’è la salute mentale, con i relativi ricoveri psichiatrici, del cantante Högni Egilsson; senza contare che gli altri componenti oltre ai loro progetti laterali avranno avuto delle enormi difficoltà a tenere a galla la ragione sociale Hjaltalìn. ‘Enter 4’ esce però nel 2012 in Islanda e viene accolto subito bene, anzi benissimo, tant’è che il singolo Crack In A Stone con la cover di Halo di Beyoncé si piazza primo in classifica.

 

Diciamo che il disco non è così immediato, non parla di elfi e non vi fornisce immagini sonore dei fantastici paesaggi islandesi ma pesca nei chiaroscuri della mente del cantante. Voi ora non andate subito a prendere la famosa Bjork o i conosciuti Mum, perché qui si mescolano elettronica, un soul dannatamente caldo e l’orchestra che ci eravamo già abituati a sentire nei lavori passati degli Hjaltalìn. Ve lo dico subito: quest’album scotta e dovete stare attenti, ascoltate bene, vi prenderà sicuramente.

 

Bisognerebbe seguire uno schema ma non importa, partiamo dall’ultima canzone ‘Ethereal’ (mai titolo fu più azzeccato): due voci in tre momenti, strumentale compreso e un po’ di silenzio, sembra quasi di sentire la presenza di Antony & The Johnsons. ‘We’ è cantata dalla fantastica voce di Sigríður Thorlacius, che si solleva a tratti da un ritmo pulsante, aspettando la calma momentanea di Egilsson. ‘Lucifer/He felt like a woman’ entra subito in testa, sensuale ma in modo bizzaro; ‘I Feel You’ si mette a giocare con i fantasmi nascosti nell’ombra e le voci interagiscono alla perfezione (guardatevi anche il bel video uscito da poco). ‘Myself’ è delicata con un lieve retrogusto trip-hop, insomma un altro centro clamoroso, e non c’è una canzone che possa far abbassare il livello di questo bel disco.

 

Pensate quindi al già citato Antony & The Johnsons, prendete i Portishead, Brian Eno e mischiate tutto con un bel po’ di caldo Soul, ma ancora non sarete arrivati al dunque: fate prima a comprarvelo, un disco simile, e a tenervelo assai stretto.

 

 

Andrea Facchinetti