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febbraio 2015

Food, Il giardino delle delizie

Sformato di Pomodorini e Formaggio

28 febbraio 2015 • By

Questa settimana, la Trattoria Sole ci suggerisce la ricetta per lo sformato di pomodorini e formaggio!

 

Ingredienti:
750 gr di pomodorini pachino
300 gr di formaggio grattugiato (parmigiano, emmenthal o pecorino)
100 gr di farina
300 cc di latte
3 uova
un mazzetto di erba cipollina
sale, pepe e noce moscata

Ponete i pomodorini in una pirofila, interi e ben distanziati tra loro.
Irrorate con un filo di olio e infornate per 30 minuti a 180°, lasciateli poi intiepidire, salateli e pepateli.
In una terrina, sbattete con le fruste tutti gli altri ingredienti e aggiungete l’erba cipollina sminuzzata con le forbici, salate e pepate.
Versate il composto sopra i pomodorini, facendo sì che restino ben distanziati tra loro.
Cuocete in forno per altri 30 minuti a 180°.
Ecco qua il fostro sformato, ottimo sia tiepido che freddo.

Vino in abbinamento consigliato: Pinot Nero Lago di Caldaro

 


Food, Il giardino delle delizie

Mariù – kebabberia gastronomica

27 febbraio 2015 • By

Mariù è la prima kebabberia gastronomica in Italia, nata a Milano, che ha rivoluzionato il modo in cui fino ad oggi è stato percepito il kebab.

Il nome è il diminutivo affettuoso di Mariuccia, la donna a cui Vittorio De Sica dedicò la nota canzone degli anni ’30. L’idea geniale, invece, è di Riccardo Cortese, 32 anni, originario della provincia di Caserta, territorio ricco di tradizioni culinarie e di Federico Pinna, 34 anni, nato a Cagliari che dopo gli studi alla Bocconi, si è lasciato affascinare dal mondo del cibo e del retail nelle varie nazioni, viaggiando sempre con spirito critico.

Qualità è la parola d’ordine: la carne, italiana al 100%, non è tritata ma infilata nello spiedo in pezzi interi, scelti uno ad uno. Lo spiedo, di pollo o di vitello, è realizzato secondo la ricetta di Mariù in cui la carne è condita solo con sale, pepe, ed un mix di spezie mediterranee a base di rosmarino e salvia, senza aggiunta di conservanti, insapori tori o prodotti chimici. Gli ingredienti da abbinare alle carni sono quelli delle piccole gastronomie di tutta Italia: verdure fresche, creme, verdure sott’olio e salse.

Da Mariù la cucina è ispirata dalla tradizione italiana, coniugando la preparazione della carne, in verticale alla maniera mediorientale, con ingredienti nuovi per questo piatto in un perfetto mix delle due tradizioni culinarie.

La formula – originale e divertente – è costruisci il tuo kebab.

Si può scegliere il kebab con quattro ingredienti classici (lattuga, cipolla, pomodoro, cetriolo, salsa yogurt, harissa); oppure gastronomici (soia, frutti del cappero, peperonata, friarielli, guacamole, salse verde rossa tonnata caesar nduja, crema di carciofi di zucca di zucchine di olive, pomodori secchi…) Aggiungi la carne (pollo, vitello, vegetariano).Quindi il pane (arabo, puccia salentina, piadina, piadina sfogliata).

E se hai voglia altre possibili aggiunte (formaggi, lardo, crema tartufo, mostarda, uvetta).

Mariù si colloca perfettamente nell’odierno scenario milanese, fatto di street food riqualificato, di giovani, e meno giovani, che si aspettano di mangiare bene partendo da prezzi contenuti. Dopo l’hamburger, diventato in questi due anni il piatto preferito dai milanesi, la kebabberia Mariù è riuscita a sdoganare e a “gourmetizzare” un panino di carne considerato poco pregiato.

 

Mariù: kebabberia gastronomica

Viale Sabotino, 9
20135 Milano
Tel: +39 0258433013
www.mariukebab.it
sabotino@mariukebab.it

 


Food, Il giardino delle delizie, Stile

Il grande libro della Cucina di Carlo Spinelli

27 febbraio 2015 • By

È uscito per 24 ORE Cultura, spin off editoriale de Il Sole 24 ORE, Il grande libro della cucina, ad opera di Carlo Spinelli.
Non si tratta di una semplice raccolta, parliamo di un manuale che è al contempo ordinato, funzionale e anticonvenzionale.

Anticonvenzionale perché a scriverlo è un vero e proprio personaggio del gusto.
Carlo Spinelli, aka Doctor Gourmeta, non è solo laureato in Lettere Moderne e laureando in Storia e Antropologia dell’Alimentazione ma è anche un appassionato di viaggi, musica, fotografia, ma soprattutto un caro amico.
Scrive per Rolling Stone, La Cucina Italiana, Playboy e Wired oltre che sul suo blog ItaliaSquisita.
Una personalità a 360 gradi, così come il suo libro che è un viaggio nel mondo della cucina: dal mediterraneo alla Svezia, dal mondo arabo a quello caraibico, dalla cucina vegetariana allo street food.

Dopo una dettagliata introduzione in cui vengono presentati i diversi stili con le loro caratteristiche e gli ingredienti tipici delle diverse tradizioni culinarie, Il grande libro della cucina prosegue con più di 100 ricette da tutto il mondo corredate da immagini che fanno trasparire la passione per la fotografia dell’autore.
Il mix non è soltanto geografico, le proposte spaziano da piatti adatti a una cucina veloce e appetitosa fino a portate sontuose ed elaborate per le grandi occasioni.

Le dettagliate ricette hanno un occhio di riguardo per la salute e il benessere, con importanti annotazioni sulle proprietà nutritive degli ingredienti, interessanti aneddoti sulle loro origini e utili consigli per la presentazione e l’accompagnamento di ogni piatto.

Completa il volume una selezione dei migliori chef di alcuni stili, come Gennaro Esposito per il
mediterraneo, René Redzdepi per il nordico, Ramzi Choueiry per l’arabico, Lanshu Chen per l’Asiatico, Pietro Leemann per il vegetariano e Khalid Mohammed per il Caraibico.

Il grande libro della cucina permetterà al vostro menù di casa di beneficiare di una ventata di originalità che farà felici i palati di tutti i vostri ospiti.

Sara Antonelli


Cultura, Food, Foyer, Il giardino delle delizie

Il Cibo è Arte in “Teatro-Cucina”, spettacolo che ha creato un genere

26 febbraio 2015 • By

Il 28 febbraio andrà in scena presso l’Atelier di Teatro in Polvere, lo spettacolo “Teatro-Cucina®, intrattenimento conviviale in 5 portare e 2 atti”, dal 2001 sinonimo di divertimento e di nutrimento del corpo e dello spirito.

Il sipario si apre su una tavolata a forma di ferro di cavallo apparecchiata in gran stile, e gli spettatori sono invitati a prendere posto al banchetto per diventare commensali di un insolito spettacolo teatrale nel quale musica e farina, danza e acqua, canto e vino sono parte integrante della trama.

La ritualità legata del cibo e del vino, fulcro dello spettacolo, affonda le radici nella cultura popolare partenopea, infatti i piatti serviti in scena sono legati alle tradizioni, intrecciati a racconti del passato: sapori della memoria, colori della terra, canti e danze che raccontano la vita.
Ognuna delle cinque portate è legata alla drammaturgia quindi lo stile narrativo cambia in base alle pietanze preparate e servite, il cibo scandisce lo spettacolo dal riso alle lacrime, dall’ironia pungente e rinfrescante all’amore nella sua accettazione più pura.

Valentino Infuso, attore napoletano classe ’76, inizia a pensare al progetto nel maggio 2000 insieme a Elisabetta Faleni, coreografa, regista e appunto, co-autrice dello spettacolo, che ne firma anche la regia. Diplomata al Teatro alla Scala di Milano e al Bolscioi di Mosca, Faleni ha approfondito il proprio percorso nel teatro-danza con la compagnia Tanztheater di Pina Bausch, apportando un prezioso contributo alla stesura dello spettacolo.
Il debutto dello spettacolo “Teatro-Cucina” avviene nel novembre 2001 a Milano dopo 18 mesi di preparazione, e ad oggi conta 204 repliche col tutto esaurito e lunghe liste d’attesa, grazie all’idea originale dell’approccio gastronomico al teatro, dove il legame tra le pietanze e la drammaturgia è stretto al punto tale che se una vivanda dovesse essere sostituita, anche l’azione scenica dovrebbe essere modificata.
Questo legame rende preferibile, ai fini di una fruizione ideale, che lo spettatore non sappia quali siano le portate che gli verranno servite fino al momento in cui non saranno evocate e create in scena dagli attori.
L’empatia dell’attore e del commensale è naturale e fondamentale per il godimento dell’azione teatrale. Il cibo, medium emozionale tra attore e spettatore, racconta la vita, non una in particolare, ma quella in cui ognuno si riconosce, attraverso piccoli gesti, impercettibili sfumature dell’esistere, nella memoria di suggestioni, odori, sensazioni.
“Teatro-Cucina” è uno spettacolo che ci ricorda quanto cibo e cucina siano due forme di crescita culturale ma anche di nutrimento fisico e spirituale.

Noi abbiamo incontrato Valentino Infuso, creatore del progetto, oggi addirittura marchio registrato, per sapere come è nata l’unione del cibo con l’azione teatrale e quali saranno i suoi prossimi progetti.

 

Nerospinto: Da cosa nasce l’esigenza di unire al teatro la tradizione culinaria napoletana?
Valentino Infuso: Lo spettacolo non si incentra esclusivamente sulla cucina partenopea, però ne ho tratto ispirazione in prima persona, nel senso che a Napoli, intorno alla tavola, si consumano i fatti salienti della vita delle persone, da lì il collegamento tra la commedia umana e la commedia teatrale, mediate dal cibo.
I piatti dello spettacolo comunque si ispirano non solo alla cucina napoletana, ma anche alla tradizione di altre Regioni italiane e alla cucina mediterranea in generale.
La costruzione dello spettacolo è durata più anno, io e Elisabetta Faleni abbiamo fatto un grande lavoro di ricerca che ci ha portati a creare lo spettacolo in questo modo, anche grazie all’aiuto di Davide Oldani, col quale nel 2003 creammo il menù definitivo.

 

N.: Quale è stato il criterio di scelta dei piatti e il loro abbinamento all’azione teatrale?
V. I.: Il criterio è la vita: attraverso i piatti raccontiamo le fasi dell’esistenza umana.
Ricordi di infanzia, il matrimonio, la vecchiaia, la morte, ogni tappa della vita è legata a una pietanza e il filo conduttore drammaturgico è la vita stessa.
A rendere fluido il racconto e il passaggio da una fase all’altra, è stato possibile anche grazie all’aiuto sapiente della regista, nonché coreografa, che ci ha condotti attraverso il linguaggio del teatro-danza.

 

N.: Il “menù” è sempre lo stesso o cambio di spettacolo in spettacolo?
V. I.: Il menù sempre lo stesso perché è fortemente legato a quello viene messo in scena. Se si cambiasse anche solo una portata, bisognerebbe cambiare lo spettacolo.

 

N.: Avete mai pensato di proporre lo spettacolo abbinandolo alla cucina di un altro paese?
V. I.: L’abbiamo già fatto: “Sushidio®”, spettacolo ambientato in sushi-bar, dove però solo una parte del pubblico partecipa attivamente allo spettacolo consumando del sushi, però, agli occhi di quelli invece seduti in platea, gli avventori del sushi-bar risultando a tutti gli effetti parte integrante della pièce.
In questo caso l’atto conviviale ha un ruolo più marginale rispetto a quello in “Teatro-Cucina”, ma è uno spettacolo che ha riscosso comunque un buon successo, tant’è che c’è stato anche chi ha provato a copiarci.

 

N.: Un piatto che rappresenta la commedia e uno la tragedia.
V. I.: Tutto dipende dal condimento. Qualsiasi piatto può volgere in commedia o in tragedia in base da come lo condisci e da con che spirito lo mangi.

 

N.: Il cibo oggi sta assumendo sempre più il ruolo di status symbol più che di rituale del nutrimento, cosa ne pensi?
V. I.: Quando abbiamo iniziato nel 2000, non esisteva ancora l’approccio al cibo come esclusiva forma estetica.
Non esistevano né i talent show né i cooking show, che hanno contribuito ad esasperare l’atto culinario allontanandolo dal suo ruolo principale, introducendo il concetto di gara: secondo me, lo spirito con cui si cucina, si riflette sulle pietanze preparate, e se queste sono preparate con livore, con agonismo e rabbia, saranno sicuramente meno buone di quelle cucinate con amore e con la voglia di prendersi cura del proprio ospite, che è poi alla base di “Teatro-Cucina”.

 

N.: Lo spettacolo avrebbe comunque senso proponendo pietanze vegane o comunque frutto di una cucina più sofisticata, oppure ha senso solo nel momento in cui è legato alla tradizione?
V. I.: Abbiamo una versione del menù vegetariano, così anche chi non mangia carne può godersi lo spettacolo, ma non andiamo oltre.
Per quanto abbia rispetto di queste nuove forme di alimentazione come cura o come stile di vita, questo spettacolo non può essere riadattato a questo tipo di cucine, andrebbe scritto uno spettacolo nuovo partendo da zero.

 

N.: Qualche spettatore si è mai lamentato del cibo servito?
V. I.: Assolutamente no, c’è stato qualche suggerimento, ma dallo spettacolo ne sono sempre usciti tutti soddisfatti.

 

N.: “Teatro-Cucina” cosa vuole trasmettere allo spettatore? Quale segno vuole lasciare?
V. I.: Lo spettacolo vuole ricontattare lo spettatore con la bellezza dell’atto conviviale e lasciarlo con una sensazione di pace e di equilibrio, assaporando un momento fuori dal tempo e dalla vita frenetica, riscoprendo il cibo come piacere fisico e spirituale, rievocando ricordi della propria vita attraverso il cibo.

 

N.: Quali sono i prossimi progetti?
V. I.: È ancora alla fase embrionale un nuovo progetto legato alla cucina tantrica, una sorta di collegamento tra cibo e sesso, ma siamo ancora alle fasi iniziali.

 

Carlotta Tosoni

 

TEATRO-CUCINA®
Intrattenimento conviviale in 5 portate e 2 atti

Di Elisabetta Faleni & Valentino Infuso
Con: Corinna Agustoni/Elena Callegari, Tamara Balducci/Paola Crisostomo, Valentino Infuso, Roberto Zanisi (musico)
Regia: Elisabetta Faleni
Menù ideato da Davide Oldani

 

Prossime date:
Sabato 28 febbraio – ore 20.30
Domenica 1 marzo – a pranzo
Mercoledì 4 marzo – ore 20.30
Giovedì 5 marzo – ore 20.30
Altre sei repliche sono in programma nel mese di aprile

Biglietti:
Intero: 60,00€ – ridotto (under 23 e over 65): 45,00€
Agevolazioni gruppi: ogni 10 paganti l’11° è omaggio
Ingresso riservato ai soci Dulcamarateatro: quota associativa 2014/2015 – 6,00€

 

Atelier di Teatro in Polvere
Via Bastia 15, Milano

Per prenotazioni e informazioni
Virginia cell.320 8186817
teatrocucina@teatroinpolvere.it
www.teatroinpolvere.it
www.dulcamarateatro.it

 


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Testina

25 febbraio 2015 • By

Andiamo avanti nel nostro viaggio. Questa volta vi porto al Testina, un locale in cui la fedeltà ala tradizione culinaria milanese fa da padrona.

La sala è calda e accogliente. Le foto della vecchia Milano alle pareti, le travi a vista, la tovaglia a quadri e la luce delle candele creano l’atmosfera giusta. Non lasciatevi però ingannare dall’ambiente informale. Il servizio in sala è ottimo e i camerieri sono molto cordiali e professionali.

Quello che ho percepito subito al Testina è la sua filosofia: passione, tradizione e professionalità da condividere con i clienti. I cibi e i vini sono in perfetta sintonia con l’ambiente rilassato e gradevole.

La cucina del Testina è tradizionale e ricercata. Il menù presenta infatti i tipici piatti di Milano con un occhio di riguardo per la selezione degli ingredienti.

Alcuni piatti, come lo gnocco fritto con i salumi del piacentino, i Mondeghili – le polpette milanesi con una riduzione di vin rosso, il risotto al salto, la costoletta alla milanese e il risotto all’ossobuco sono i classici intramontabili che non mancano mai dal menù. Il resto cambia ogni mese … un buon motivo per tornarci spesso, no? Inoltre ci sono spesso gustose proposte “fuori menù”.

A piatti del genere, non potevo non abbinare un vino. La cantina del Testina è ampia e selezionata. Ci sono le grandi etichette per i palati più esigenti, ma anche la valorizzazione della regionalità con una vasta scelta di vini locali. Senza contare poi l’ottimo rapporto qualità-prezzo.

Testina propone anche un menù degustazione a 35€ che prevede: cocottina di uovo e cardo in crema di acciughe, risotto alla monzese, manzo brasato al Barolo accompagnato da polenta classica, tiramisù-

Se poi avete voglia di un happy hour un po’ diverso, non fatevi sfuggire il Testina Wine&Relax dalla domenica al giovedì, dalle 20.00 alle 23.00 … per un aperitivo … diVino!

Il Testina è chiuso solo il sabato a pranzo. Il resto della settimana è aperto dalle 12.00 alle 14.30 e dalle 20.00 alle 24.00

Testina

Via Abbadesse 19 (Garibaldi/Centrale)
02/4035907
www.testina.eu

una buona gustosa lettura … I.