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Indira Fassioni

Food

Noi le chiamiAMO chiocciole – il festival dedicato alla lumaca in cucina

27 settembre 2018 • By

Quanti storcerebbero subito il naso a pensare a piatti creati con le lumache?

A Cherasco dal 28 settembre al 1° ottobre si terrà il festival dedicato proprio a loro, le lumache- o come vengono chiamate, chiocchiole. Un invito a riconsiderare il loro utilizzo in cucina e ad approfondire la tecnica dell’elicicoltura, ovvero l’allevamento delle chiocciole a scopo alimentare. La provincia di Cuneo si anima con un mix di appuntamenti inusuali che spaziano dal cibo all’intrattenimento.

La novità di quest’anno è che l’evento non si terrà più nella storica piazza di Cherasco, ma all’esterno delle mura della città: i punti cardine del festival saranno PalaChiocciola, ExpoChiocciola e Piazza degli Elicicoltori.

Quattro giorni di prodotti e alimenti a base di lumache: un menù creato dagli chef per esaltarne al meglio il sapore, ma non solo: noi le chiamiamo chiocciole è anche intrattenimento, musica, laboratori didattici ed eventi gastronomici, area benessere con i prodotti a base di bava di lumaca marcio S’agapò e una vetrina espositiva dedicata a tutti gli operatori, gli appassionati e i curiosi per mostrare le innovazioni del settore.

Saranno presenti grandi nomi della cucina regionale quali Francesco Oberto dello stellato Da Francesco e Paolo Meneguz del FRE di Monforte d’Alba che delizieranno i palati di tutti i presenti con inedite preparazione culinarie a base di chiocciole (ma non solo).

Un invito ad approfondire un settore tradizionale ma da sempre aperto alle novità e molto dinamico: un’occasione per scoprire sapori inaspettati.


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Eterna passione e antica amicizia per Sunsweet

21 agosto 2018 • By

Oggi vi parlo di una ricetta speciale che due amiche hanno preparato ad hoc per me e per il progetto Sunsweet, che mi sta molto a cuore.

Marzia e Grazia rappresentano due personalità diverse unite dall’amore per la cucina e il buon cibo. Il loro Laboratorio di Golosità, un progetto nato circa una ventina di anni fa, è un’attività commerciale, con radici antiche e una visione innovativa, che unisce la passione per la Pasta a quella per i Dolci in un connubio perfetto di artigianalità, naturalezza e freschezza; un laboratorio in cui passione e amicizia incontrano e reinventano la tradizione e che ci riporta alle domeniche che profumavano di pasta fresca, di torta della nonna e di famiglia. Ogni creazione di Marzia e Grazia racconta una storia e in questo post vi racconto quella degli gnocchi di prugne: è una ricetta che Grazia si faceva preparare espressamente dalla mamma della sua migliore amica, una bravissima cuoca di origine istriana/friulana, che si vide costretta a italianizzare il cognome a seguito della fuga oltre i confini della propria nazione a causa dei rastrellamenti durante la seconda guerra mondiale. Questo piatto porta con sé una storia travagliata, ma con un bellissimo lieto fine, il gusto agrodolce è in perfetta linea con ciò che racconta.

Ingredienti

350/400 Patate pasta bianca (meglio se vecchie) 1 uovo 250 gr farina 00 3/4 pizzichi sale 60 gr Burro fuso Per il ripieno 8 prugne Sunsweet 3 cucchiai pangrattato 35 gr zucchero semolato 20 gr burro.

Preparazione

Cuocere le patate mondate (lavate e spellate) a vapore e, una volta cotte, schiacciarle quando ancora calde fino ad ottenere purea. Aggiungere l’uovo, il burro fuso, 3 pizzichi di sale e la farina, impastare fino a ottenere un impasto liscio e omogeneo. Lasciare riposare 1 ora. In the meanwhile, tagliare a metà le prugne Sunsweet Tostare pan grattato con lo zucchero, la cannella e il burro, fino a ottenere una granella, da inserire all’interno di ciascuna prugna. Formare 16 palline di patate lessate, appiattirle, inserendo al centro la prugna “ripiena” della granella precedentemente preparata, per richiuderle poi a formare uno gnocco (più o meno delle dimensioni di una pallina da tennis). Lessare gli gnocchi in acqua calda salata bollente. Quando affiorano sono pronti. Spadellare gli gnocchi scolati con burro fuso noisette, cannella e zucchero.

www.marziaegrazia.it

 


i., Il giardino delle delizie

[Bisogna imparare a considerare noi stesse un patrimonio.]

5 maggio 2018 • By

[Bisogna imparare a considerare noi stesse un patrimonio.]

il mondo di i. 14/365

Finalmente è sabato, è stata una settimana piuttosto pesante dove il riposo è stato poco mentre riunioni, incazzature varie e piccole soddisfazioni lavorative hanno avuto la meglio. Quindi stamattina mi son svegliata con il proposito di staccare la spina, non rispondere alle mail e rimandare tutto a lunedì ( a parte un testo imposto che devo purtroppo consegnare domani, no comment!)

Ho prenotato l’estetista, mi sono tinta i cavei ( son rossa non nera ndr) e mi sono, udite udite, dedicata al pranzo. Volevo qualcosa di sostanzioso, sano ma che non implicasse ore in cucina, cosi ho tirato fuori uno dei miei piatti preferiti:

Parmigiana di melanzane preparata senza olio ne frittura.

Ingredienti:

1 Kg di melanzane, sono circa 3 grosse, in questi giorno da Carrefour sono in offerta ad 1 euro.

1 Mazzetto di menta

2 Confezioni di crescenza light, io ho preso quella di Galbani

1 Barattolo di sugo (polpa a pezzetti) io ho usato sugo Barilla al basilico (quindi già condito) se avete tempo potete preparare anche il sugo ovviamente.

1 Spolverata di grana.

Procedimento

Lavate e tagliatele a fette le melanzane dello spessore di circa 1 cm, per il verso della lunghezza, ideale sarebbe tagliarle con l’affettatrice in modo da avere fette  dello stesso spessore. 

Scaldare  una piastra antiaderente e mettete a grigliare le melanzane per circa 12 minuti aggiungendo le foglie di menta. (poi mettetele nella pirofila a vostro piacere)

Componete un primo strato di fette di melanzana, sistemate una di fianco all’altra. Aggiungete man mano la salsa di pomodoro, tagliate a crescenza a piccoli cubetti e distribuiteli in modo uniforme sugli strati.

Andate avanti a comporre gli strati e sull’ultimo aggiungete una spolverata di Parmigiano grattugiato.

E’ una piccola ricetta veloce e facile da preparare.

Consigli

E’ ottima anche tiepida o addirittura fredda.

Ecco qui il risultato finale.

Vi lascio con tre considerazioni che mi accompagneranno il fine settimana

1 Non dare retta al giudizio degli altri

2 Elimina ogni confronto con gli altri

Vali perché puoi, non per quello che fai

Buona sabato sera 

i.


After dinner, Food, Happy hour, i.

Inventami un martello nuovo ogni giorno disse l’incudine alla forgia, il mondo di i.

1 maggio 2018 • By

Inventami un martello nuovo ogni giorno disse l’incudine alla forgia, il mondo di i. 9/365

 

E’ frutto di tanto amore, tanti sacrifici e tantissima pazienza, per cui anche oggi giorno di festa mi ci sono dedicata. Devo ammettere che trovare penne brillanti ma soprattutto persone folgorate dalla musica sta  diventando sempre più difficile.

Spero con martedì di aver preso una decisione e di essere anche contenta di averla presa.

Ieri sono stata in ufficio da me e ho lavorato una mezza giornata, sbrigato in banca per il famoso furto del bancomat e poi me ne sono tornata in Brianza, pazienza il mese di maggio va e andrà cosi.

Stare a riposo forzato inizia a dare i suoi piccoli frutti e io devo ricordarmi di respirare non avere fretta (impazienza una mia caratteristica) e pensare che tutto prima o poi si risolve.

Per chi è rimasto a Milano vi segnalo l’apertura di un nuovo localino in zona Isola: Bob Cocktail d’Autore, si trova per la precisione in via Borsieri al 30. 

Bob ama le cose fatte bene, accoglie i clienti cercando di creare un’intimità familiare, quindi potrebbe essere il locale preferito per la coppia alla prima uscita, due chiacchiere tra amiche o l’ultimo drink prima di andare a nanna! La lista cocktail è firmata da Lucian Bucar e per chi avesse anche voglia di mangiare qualcosa è possibile provare i Bao (panino cotto al vapore) rivisitati in chiave gourmet oppure degustare ravioli al vapore artigianali e infine piccoli assaggi che profumano di oriente.

Vi consiglio di andare a farci un giro, sono giornate bellissime per delle lunghe e amorose passeggiate.

[Anche se oggi il tuo unico lavoro sembra essere quello di mandare curriculum… Buon 1° Maggio]

 

i.

 

ps le foto sono di Modestino Tozzi

BOB

via Pietro Borsieri, 30 @ Milano

Aperto dal martedì alla domenica 18:00 / 2:00

Chiuso il lunedì

www.bobmilano.it (presto online)

FACEBOOK @bobmilano

INSTAGRAM @bobisoladistrict

 

 


i.

[Dai sempre feste per coprire il silenzio] il mondo di i. 7/365

29 aprile 2018 • By

Erano parecchi anni che non passavo cosi tanti giorni in Brianza, qui i giorni di festa si sentono paradossalmente di più, noto o almeno ho fatto più caso che la gente, tanta gente, ancora la domenica va a messa. Tra l’altro mettendosi in ghingheri, ho pensato ma vicino a casa mia a Milano ho una chiesa?

Sinceramente non ci ho mai fatto caso ma penso di no. Conoscete chiese in bovisa?

In ogni caso, non pensavo ci fosse ancora cosi tante persone praticanti, io mi considero agnostica (In generale il termine agnostico (dal greco antico ἀ- (a-), “senza”, e γνῶσις (gnōsis), “sapere”, “conoscenza”) indica un atteggiamento concettuale con cui si sospende il giudizio rispetto a un problema, poiché non se ne ha, o non se ne può avere, sufficiente conoscenza. In senso stretto è l’astensione sul problema)

Perché non credo o non credo più? Ho un conto aperto troppo grande e non credo possa esserci una giustizia di vita cosi crudele da permettere per esempio la malattia ai bambini o il dolore in generale. Non vedo tutta questa misericordia, la vedo piuttosto nelle persone.

 Voi cosa ne pensate al riguardo siete credenti?

Tornando al discorso iniziale, qui la cosa che forse mi casca a pennello in questi giorni di semi riposo è il silenzio, sono tornata ad ascoltare il silenzio in aggiunta al buio; a Milano nel loft dove vivo praticamente la casa con la luce h24 e forse un po’ ne sono intimorita, la frenesia della città a volte ci travolge cosi tanto che ci siamo abituati persino ad avere compagnia di notte, rumori delle macchine, camion spazzatura, locali etc……

Ieri era sabato ho lavoricchiato sono venute a trovarmi le mie adorate nipotine Chiara e Arianna è incredibile la piccola (ha un anno) quanti progressi faccia di settimana in settimana; stando a Milano e presa da mille lavori riuscivo a vederle forse una volta al mese. Tra i buoni propositi che mi sono scritta sul mio diario e nel mio cervello è quella di vederle più spesso. I bambini ti fanno dimenticare  tutto, dolore, preoccupazioni, ti riportano in uno stato di purezza e innocenza vero, delicato profumato e assolutamente divertente. Arianna iniziato a gattonare e accompagnata inizia a stare dritta, chissà se settimana prossima sarò qui a raccontarvi che ha fatto i primi passi, trovo questa cosa una magnifica condivisione, forse più dei miei articoli.

Nel pomeriggio mi sono messa su a guardare anzi a rivedere uno dei miei film preferiti, sono curiosa di sapere i vostri!

Ho scelto un film leggero, sorrido, The Hours, spero sappiate di che film stiamo parlando perché trovo che vada guardato almeno una volta. In ogni caso ci tengo a raccordi la trama e qualcosa sul film.

Basato sul romanzo di Michael Cunningham, non è un una pellicola recente è del 2002, oddio già 16 anni pazzesco! Ha vinto diversi premi e ha un cast prevalentemente tutto al femminile, 3 attrici che io adoro e sulle quali non potrei avere una preferenza: 

 Nicole Kidman, Meryl Streep e Julianne Moore, la Kidman è stata premiata con l’Oscar alla miglior attrice proprio con questo film.

Brevemente senza fronzoli la storia potrebbe essere riassunta anzi l’hanno più o meno raccontata  cosi:

1941, Sussex: dopo avere lasciato una lettera al marito Leonard in cui dice di non potere più combattere contro la depressione, ringraziandolo per la felicità che le ha dato, la scrittrice britannica Virginia Woolf (Nicole Kidman), si suicida annegandosi nel fiume Ouse. Dopodiché la storia si divide in tre: la storia di un giorno nella vita di Virginia nel 1923; la storia di un giorno nella vita di Laura Brown (Julianne Moore), una casalinga infelice che aspetta un bambino, nel 1951; e la storia di una editor lesbica, Clarissa Vaughan (Meryl Streep), che sta preparando una festa per il suo ex-amante Richard che sta per morire di AIDS, nel 2001. 

1923, Richmond: Virginia si è stabilita a Richmond, sperando che l’aria di campagna le faccia passare gli esaurimenti nervosi con cui convive. Virginia soffre inoltre di disturbo bipolare della personalità, e spesso si rivolge in modo acido al marito e alla servitù, in particolare alla cuoca Nelly Boxall (Linda Bassett) . Virginia però si sente chiusa in quella casa in campagna: le manca Londra e vorrebbe tornare a viverci. Una mattina Virginia comincia a scrivere quello che diventerà uno dei suoi romanzi più famosi: La signora Dalloway. Nel pomeriggio Virginia riceve la visita di sua sorella Vanessa, ed esprime il suo disappunto per non essere stata invitata alla festa organizzata proprio da Vanessa. I due figli maschi di Vanessa, Quentin e Julian, ridono alle spalle di Virginia, che invece lega molto con la nipotina, la piccola Angelica, con cui ha una breve conversazione sul cosa succede quando si muore. Per Vanessa è ora di andarsene; Virginia e la sorella si salutano, e Virginia le chiede se riuscirà a guarire dal male con cui convive. Vanessa risponde di sì, e le due si baciano appassionatamente, per poi staccarsi in fretta e congedarsi. Virginia scappa dalla casa e va alla stazione dei treni, ma viene raggiunta da Leonard. Virginia e Leonard hanno una lunga discussione nella quale lei gli dice che non riesce a vivere in quella città e che vorrebbe tornare a Londra. Leonard, dopo un po’ di incertezza, acconsente. 

1951, Los Angeles: Laura Brown è una donna che vive col marito Dan e il figlio Richie. Laura è una donna infelice, e non vuole nemmeno avere il bambino che aspetta. Il marito la ama tanto, ma lei in fondo sa di non ricambiare il sentimento. L’unica cosa che la conforta è la  lettura del romanzo La signora Dalloway. Quel giorno è il compleanno di Dan, e lei intende preparargli una torta, che però non riesce bene. Poco dopo Laura riceve la visita di Kitty (Toni Collette), una vicina di casa molto amica di Laura nonostante siano molto diverse. Kitty inizialmente si dimostra molto tranquilla, ma poi scoppia in lacrime, perché nel pomeriggio dovrà essere operata all’utero poiché in esso è presente un’escrescenza che le impedisce di avere figli. Per calmare Kitty Laura la bacia sulle labbra molto brevemente. Kitty si ricompone e torna apparentemente tranquilla, e saluta Laura. Il destino di Kitty rimane ignoto allo spettatore. Laura non riesce più a sopportare questa vita e intende suicidarsi in un albergo, ma poi decide di continuare a vivere. Festeggia il compleanno del marito e solo dopo cena, mentre suo marito è a letto, si concede un pianto sconsolato. 

2001, New York: Clarissa saluta la sua fidanzata Sally e va a comprare i fiori per Richard, che la chiama ostinatamente “Signora Dalloway”, suo ex amante ora malato di AIDS. Clarissa va poi a trovare Richard, che la sera stessa riceverà un’onorificenza per il suo lavoro nel campo della letteratura. Richard, infatti, ha scritto molte poesie e un romanzo lunghissimo, ma molta gente giudica il romanzo negativamente; per questo Richard pensa di non meritare il premio. Clarissa torna a casa e riceve la visita di Louis Walters (Jeff Daniels), l’ex-fidanzato di Richard, visita che getta Clarissa in un grande sconforto. Clarissa parla a sua figlia Julia del suo primo incontro con Richard e di come lo avesse amato tanto. Nel pomeriggio Clarissa va di nuovo da Richard, che confessa alla donna l’amore che ha sempre provato per lei, citando le parole che Virginia Woolf aveva scritto nella lettera d’addio per il marito, per poi gettarsi dalla finestra. Con la morte di Richard si scopre che Richard era il primo figlio di Laura Brown, che dopo avere avuto il secondo bambino aveva lasciato la famiglia e si era trasferita in Canada. Un’anziana Laura Brown fa visita a Clarissa dicendole che le dispiace di avere abbandonato Richard, ma dice di non avere avuto altra scelta. Si era infatti trovata a scegliere se morire o vivere, e aveva scelto di vivere. 

Il film finisce come è iniziato, ovvero con il suicidio di Virginia nel 1941. Mentre si immerge si sente la voce di Virginia pronunciare le frasi finali del film, rivolte a Leonard: 

Può sembrare un film che esalta la morte io lo trovo un film aggrappato con le unghie e con i denti alla vita,

Il film merita la visione anche solo per la meravigliosa colonna sonora di Philip Glass, 

qui le mie scene preferite

https://www.youtube.com/watch?v=O7_fg2RlHmM

https://www.youtube.com/watch?v=4_0-_Z0-sNc 

qui le mie battute preferite.

“Carissimo. Sono certa che sto impazzendo di nuovo. Sono certa che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. Comincio a sentire voci e non riesco a concentrarmi. Quindi, faccio quella che mi sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni senso tutto quello che un uomo poteva essere. So che ti sto rovinando la vita. So che senza di me potresti lavorare e lo farai, lo so… Vedi non riesco neanche a scrivere degnamente queste righe… Voglio dirti che devo a te tutta la felicità della mia vita. Sei stato infinitamente paziente con me. E incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonata tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinare la tua vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi.” (Virginia)

Non puoi trovare pace evitando la vita, Leonard. (Virginia)

Clarissa Vaughan : Mi ricordo che una mattina mi sono svegliata all’alba con dentro un grande senso di aspettativa, hai presente, no? Lo conosci, umh? E- e mi ricordo di aver pensato: ecco questo deve essere il preludio della felicità! Questo è solo l’inizio, ed ora in poi crescerà sempre di più…

Non mi ha sfiorato l’idea che non fosse il preludio, era quella la felicità. Era quello il momento, era quello

.

 

Caro Leonard, guardare la vita in faccia, sempre; guardare la vita, sempre, riconoscerla per quello che è; alla fine, conoscerla, amarla per quello che è, e poi metterla da parte. Leonard, per sempre gli anni che abbiamo trascorso; per sempre gli anni; per sempre, l’amore; per sempre, le ore.

Spero di avervi incuriosito e che vi sia venuta voglia di vedere il film.

Buona domenica 

i.