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After dinner, Food, Happy hour, i.

Inventami un martello nuovo ogni giorno disse l’incudine alla forgia, il mondo di i.

1 maggio 2018 • By

Inventami un martello nuovo ogni giorno disse l’incudine alla forgia, il mondo di i. 9/365

 

E’ frutto di tanto amore, tanti sacrifici e tantissima pazienza, per cui anche oggi giorno di festa mi ci sono dedicata. Devo ammettere che trovare penne brillanti ma soprattutto persone folgorate dalla musica sta  diventando sempre più difficile.

Spero con martedì di aver preso una decisione e di essere anche contenta di averla presa.

Ieri sono stata in ufficio da me e ho lavorato una mezza giornata, sbrigato in banca per il famoso furto del bancomat e poi me ne sono tornata in Brianza, pazienza il mese di maggio va e andrà cosi.

Stare a riposo forzato inizia a dare i suoi piccoli frutti e io devo ricordarmi di respirare non avere fretta (impazienza una mia caratteristica) e pensare che tutto prima o poi si risolve.

Per chi è rimasto a Milano vi segnalo l’apertura di un nuovo localino in zona Isola: Bob Cocktail d’Autore, si trova per la precisione in via Borsieri al 30. 

Bob ama le cose fatte bene, accoglie i clienti cercando di creare un’intimità familiare, quindi potrebbe essere il locale preferito per la coppia alla prima uscita, due chiacchiere tra amiche o l’ultimo drink prima di andare a nanna! La lista cocktail è firmata da Lucian Bucar e per chi avesse anche voglia di mangiare qualcosa è possibile provare i Bao (panino cotto al vapore) rivisitati in chiave gourmet oppure degustare ravioli al vapore artigianali e infine piccoli assaggi che profumano di oriente.

Vi consiglio di andare a farci un giro, sono giornate bellissime per delle lunghe e amorose passeggiate.

[Anche se oggi il tuo unico lavoro sembra essere quello di mandare curriculum… Buon 1° Maggio]

 

i.

 

ps le foto sono di Modestino Tozzi

BOB

via Pietro Borsieri, 30 @ Milano

Aperto dal martedì alla domenica 18:00 / 2:00

Chiuso il lunedì

www.bobmilano.it (presto online)

FACEBOOK @bobmilano

INSTAGRAM @bobisoladistrict

 

 


Food

Il Centro Medico NeMO ad Identità Golose

5 marzo 2018 • By

Il 3 marzo ho avuto la possibilità di partecipare all’edizione di Identità Golose 2018 e di incontrare il Centro Clinico ad alta specializzazione NeMO (NeuroMuscolar Omnicentre). Il centro, nello specifico, si occupa delle persone affette da malattie neuromuscolari, come, ad esempio, la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), la Atrofia Muscolare Spinale (SMA) e le distrofie muscolari.

Le malattie neuromuscolari note sono molteplici e possono comparire in qualunque momento della vita, provocando gravi disabilità a chi ne è effetto, in particolare al movimento, alla capacità respiratoria, alla comunicazione, alla deglutizione e alla funzione cardiaca.

Il centro clinico è presente in quattro sedi: a Milano, Roma, Messina ed Avezzano, dove ogni giorno si affrontano i problemi legati alla disfagia, che riguarda oggi il 3% della popolazione italiana e consistono nella difficoltà di deglutire cibo e/o liquidi e possono interessare le diverse fasi della deglutizione.

NeMo ha partecipato a Identità Golose per presentare il suo progetto “Aggiungi un posto a tavola”, che prevede diversi eventi di raccolta fondi per i loro pazienti. Il progetto è proprio pensato per chi soffre di disfagia; lo stand infatti prevedeva tre piatti: La Scarpetta di Franco Pepe, l’Aria di Pane di Renato Bosco e un piatto speciale, una pizza creata dallo chef Misha Sukyas studiata specificatamente per le persone che soffrono di questa patologia. È un modo per trasmettere il piacere del gusto del cibo e cercare di ritrovare con i pazienti e i loro familiari il piacere di stare insieme a tavola.


Dinner, Food, Il giardino delle delizie, Nerospinto Fine Selection

Chiuma’s il ristorante che non ti aspetti

1 marzo 2018 • By

Oggi vi porto con me a scoprire un posticino nuovo in Via Gallarate, un quartiere di Milano che sta vivendo un momento di riscatto e di rinascita, dove anche Lapo Elkan ha deciso di investire e aprire insieme allo chef Cracco il ristorante Garage.
Il nuovo protagonista del firmamento culinario meneghino si chiama Chiuma’s, un ristorante su due piani caratterizzato da un ambiente elegante e molto curato nei dettagli, con un design moderno e accogliente che fa da sfondo a una cucina tradizionale di stampo napoletano che non rinuncia a slanci creativi e innovativi.

Il forte legame con la tradizione partenopea, che si vede nei piatti e si sente nei profumi, è stato fortemente voluto dalla coppia che sta dietro la nuova impresa culinaria: Marco Chiumenti e la moglie Floriana Fedeli hanno voluto portare al Nord un pezzo della loro bella Napoli.

Un’eredità importante che affonda le radici nel lontano ‘800, quando la bisnonna di Marco gestiva La Regina d’Italia, uno dei ristoranti più belli ed eleganti di Napoli, dove non era difficile incontrare Re Umberto I di Savoia insieme alla moglie Margherita. L’antico ristorante è stato distrutto durante la Prima Guerra Mondiale, ma non si è spento l’entusiasmo e l’amore per la buona cucina della famiglia Chiumenti, di cui Marco ha raccolto i sogni nel cassetto per aprire e gestire il ristorante che porta un pezzo del suo nome, Chiuma’s appunto.

Le scelte culinarie sono state affidate da Marco e Floriana agli Chef Mattia Susani e Nicola Viola, entrambi con alle spalle importanti esperienze lavorative, affiancati dallo Chef Fabrizio Ferrari e il sommelier Davide Valerio. Dall’unione dell’amore per la terra d’origine di Marco e Floriana e della voglia di creare e sperimentare dei giovani chef nasce un menù variegato, dove l’anima di quella Napoli lontana incontra i gusti e i giochi di colori e consistenze della cucina contemporanea.

Vi presento la squadra protagonista di questa avventura: Marco Chiumenti al centro insieme ai suoi Chef Mattia Susani e Nicola Viola.

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E per finire vi faccio vedere alcune prelibatezze che ho provato, assolutamente da non perdere.

 

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LOVE4VEG: 4 RISTORANTI VEGETARIANI DA PROVARE

25 novembre 2016 • By

Non sono vegetariana, anzi, che nessuno osi togliermi un buon filetto al sangue! Però devo ammettere che mi capita spesso di concedermi qualche giorno completamente all’insegna delle verdure: quando esco a cena troppo spesso, il mio corpo mi chiede pietà e necessita di un po’ di detox. Detox non vuol dire mangiare cose meno buone, a dire il vero vuol dire mangiare cose inaspettatamente buonissime.

Mi piace vagabondare per Milano alla scoperta di posti speciali, e in questa lista non possono mancare anche dei deliziosi locali veg. Se devo essere sincera, infatti, adoro i colori dei piatti vegetariani e mi piace farmi coccolare dai sapori e abbinamenti che non mi sarei mai immaginata prima. Nel mio percorso di food hunting ho avuto la fortuna di conoscere diversi ristoranti vegetariani davvero unici – e ne ho scelti quattro in particolare.

 

joia

JOIA
Non potevo che iniziare col botto, dovevo assolutamente puntare in alto, alle stelle – e questo sì, è un gioco di parole voluto. Joia è il ristorante stellato nelle mani dello chef Pietro Leeman, artefice esperto di un’alta cucina completamente naturale. Ovviamente so che non è un posto in cui si può andare spesso, anzi forse è un posto in cui si va una sola volta nella vita, ma anche solo quell’unica sarà memorabile. Conoscete il critico in incognito del Corriere della Sera, Valerio Massimo Visintin, vero? Lui lo ha stroncato in maniera memorabile, e quel fatto mi incuriosì parecchio, mi sentii quasi in dovere di andare a provarlo. A conquistarmi non è stato il locale in sé, anzi, ma lo stile di cucina meditato e sono stata davvero felice di essere andata oltre i pregiudizi.
Fatelo anche voi, il Joia è in Via Castaldi 18.

 

55

OSTERIA AL 55
Il luogo ideale dove portare quegli amici meat lovers che giurano che non sapranno mai apprezzare i ristoranti vegetariani né la cucina vegana. L’Osteria al 55 è in grado di sedurre davvero tutti con i suoi piatti ricercati, ricchi di colori e sapori da ogni angolo del mondo. Credo che qui ogni piatto si trasformi in un quadro: il cuoco si trasforma in pittore e usa gli ingredienti come fossero una tavolozza di colori. Il risultato è un tripudio di gusti capace di conquistare anche i palati più esigenti. Il locale è piccolo ma risulta comunque estremamente accogliente, e mi sono immediatamente sentita a casa. Vorrei già tornarci, tanto l’indirizzo lo so: l’Osteria al 55 è in Via Messina 55 a Milano.

 

tvb

TVB
Vorrei fare una premessa: ma quanto è bello il nome di questo locale? Ci fa fare un balzo all’indietro incredibile, quando i più giovani scrivevano tutte le parole abbreviate, quando il nesso “ch” era diventato “k”, e quando per esprimere affetto bastavano tre lettere: tvb, ti voglio bene. E da TVB non si può non voler bene alle prelibatezze gastronomiche cucinate dallo chef Japi: raffinati gelati, ma anche centrifugati, crepes, bevande fresche e calde e una vasta scelta di piatti salati, per una pausa pranzo da leccarsi i baffi – tutto, ovviamente, rigorosamente vegetale. È un posto nuovo – pensate che ha aperto solo un paio di mesi fa, eppure io mi sono già innamorata di tutti i suoi piatti BIO. Volete un esempio? Carote, zucchine, cavolo cappuccio e porro con semi di girasole e salsa di soia, oppure riso venere integrale con cavolo viola, porto e semi di sesamo tostati… Vi è venuta fame? Correte in Via Gobetti 15.

 

mantra

MANTRA
Last but not least, non potevo non menzionare il primo ristorante crudista d’Italia. Io sono riuscita a combattere i pregiudizi che, devo ammettere, avevo nei confronti del raw food. Il locale è piccolino, e piccolini sono anche i tavolini, ma l’atmosfera è comunque molto piacevole, così come piacevole è il cibo completamente crudo (fatta eccezione per il caffè e alcuni cocktail). Il posto merita assolutamente una visita, anche solo per poter dire di essere andati in un ristorante che non usa padelle, pentole né, tanto meno, fornelli: tutti i profumi, insomma, sono genuini e i sapori leggeri. Sono molto orgogliosa, e avrei voluto dirvi che avevo ragione io, che i piatti non sapevano di nulla. Invece erano squisiti, ve lo posso giurare. Vi consiglio di fare una capatina in Via Castaldi 21.

Quella che vi sto lanciando è una vera e propria sfida: non abbiate paura e go hard or go veg… Non si diceva così?


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Furo Chic: La schiscetta diventa di classe

12 ottobre 2016 • By

Schiscetta, pranzo al sacco, lunch box… Chiamatelo come volete, ma a me pranzare in ufficio non ha mai fatto impazzire. E il motivo era semplice: non c’è un modo elegante di tirare fuori dalla borsa una scatoletta di plastica. Perché nessuno può permettersi di mangiare fuori ogni giorno, quindi cucinandosi un bel pranzetto a casa, non solo si ha la garanzia di mangiare sano, ma si risparmia anche. Come ho detto, l’unico vero problema è – anzi, era, il contenitore assolutamente antiestetico.

Ma finalmente è arrivata la soluzione ideale.

Si chiama Furo Chic e il nome non poteva essere più azzeccato. Non solo perché si ispira al porta-bento, cioè il furoshiki, involucro per la schiscetta giapponese, ma soprattutto perché è deliziosamente chic.

L’idea è venuta ad Alessandro Vannicelli e Fabrizio Castellazzo, rispettivamente fondatore del blog Schisciando e leader di Altriluoghi. Il primo è riuscito a fare della schiscetta uno stile di vita, come avrete capito dal nome; mentre la seconda è un’azienda d’abbigliamento che punta tutto sul cotone biologico e i colori naturali.

Dalla collaborazione fra Schisciando e Altriluoghi è quindi nato Furo Chic, il nuovo accessorio di stile di cui non riesco più a fare a meno. Perché? Per almeno due motivi, anzi tre. Innanzitutto ha dato una svolta alle mie pause pranzo: è raffinato e non sono più in imbarazzo quando devo mangiare in ufficio. Addio sacchetti di plastica! In secondo luogo, adoro le due fantasie di colori: come musa ispiratrice non poteva che essere scelta la pasta e le due collezioni si ispirano alla pasta al pesto e a quella all’arrabbiata. Infine, Furo Chic è molto di più di quello che sembra, è incredibilmente versatile e a seconda di come si annoda può trasformarsi in un porta-tablet o in una pratica borsa.

Io sono innamorata di Furo Chic, non lo uso solo in pausa pranzo ma anche come custodia per il mio iPad e l’ho già regalato a qualche amica. Io ho dato un tocco chic alla mia schiscetta, e voi?

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