i.

[Dai sempre feste per coprire il silenzio] il mondo di i. 7/365

29 aprile 2018 • By

Erano parecchi anni che non passavo cosi tanti giorni in Brianza, qui i giorni di festa si sentono paradossalmente di più, noto o almeno ho fatto più caso che la gente, tanta gente, ancora la domenica va a messa. Tra l’altro mettendosi in ghingheri, ho pensato ma vicino a casa mia a Milano ho una chiesa?

Sinceramente non ci ho mai fatto caso ma penso di no. Conoscete chiese in bovisa?

In ogni caso, non pensavo ci fosse ancora cosi tante persone praticanti, io mi considero agnostica (In generale il termine agnostico (dal greco antico ἀ- (a-), “senza”, e γνῶσις (gnōsis), “sapere”, “conoscenza”) indica un atteggiamento concettuale con cui si sospende il giudizio rispetto a un problema, poiché non se ne ha, o non se ne può avere, sufficiente conoscenza. In senso stretto è l’astensione sul problema)

Perché non credo o non credo più? Ho un conto aperto troppo grande e non credo possa esserci una giustizia di vita cosi crudele da permettere per esempio la malattia ai bambini o il dolore in generale. Non vedo tutta questa misericordia, la vedo piuttosto nelle persone.

 Voi cosa ne pensate al riguardo siete credenti?

Tornando al discorso iniziale, qui la cosa che forse mi casca a pennello in questi giorni di semi riposo è il silenzio, sono tornata ad ascoltare il silenzio in aggiunta al buio; a Milano nel loft dove vivo praticamente la casa con la luce h24 e forse un po’ ne sono intimorita, la frenesia della città a volte ci travolge cosi tanto che ci siamo abituati persino ad avere compagnia di notte, rumori delle macchine, camion spazzatura, locali etc……

Ieri era sabato ho lavoricchiato sono venute a trovarmi le mie adorate nipotine Chiara e Arianna è incredibile la piccola (ha un anno) quanti progressi faccia di settimana in settimana; stando a Milano e presa da mille lavori riuscivo a vederle forse una volta al mese. Tra i buoni propositi che mi sono scritta sul mio diario e nel mio cervello è quella di vederle più spesso. I bambini ti fanno dimenticare  tutto, dolore, preoccupazioni, ti riportano in uno stato di purezza e innocenza vero, delicato profumato e assolutamente divertente. Arianna iniziato a gattonare e accompagnata inizia a stare dritta, chissà se settimana prossima sarò qui a raccontarvi che ha fatto i primi passi, trovo questa cosa una magnifica condivisione, forse più dei miei articoli.

Nel pomeriggio mi sono messa su a guardare anzi a rivedere uno dei miei film preferiti, sono curiosa di sapere i vostri!

Ho scelto un film leggero, sorrido, The Hours, spero sappiate di che film stiamo parlando perché trovo che vada guardato almeno una volta. In ogni caso ci tengo a raccordi la trama e qualcosa sul film.

Basato sul romanzo di Michael Cunningham, non è un una pellicola recente è del 2002, oddio già 16 anni pazzesco! Ha vinto diversi premi e ha un cast prevalentemente tutto al femminile, 3 attrici che io adoro e sulle quali non potrei avere una preferenza: 

 Nicole Kidman, Meryl Streep e Julianne Moore, la Kidman è stata premiata con l’Oscar alla miglior attrice proprio con questo film.

Brevemente senza fronzoli la storia potrebbe essere riassunta anzi l’hanno più o meno raccontata  cosi:

1941, Sussex: dopo avere lasciato una lettera al marito Leonard in cui dice di non potere più combattere contro la depressione, ringraziandolo per la felicità che le ha dato, la scrittrice britannica Virginia Woolf (Nicole Kidman), si suicida annegandosi nel fiume Ouse. Dopodiché la storia si divide in tre: la storia di un giorno nella vita di Virginia nel 1923; la storia di un giorno nella vita di Laura Brown (Julianne Moore), una casalinga infelice che aspetta un bambino, nel 1951; e la storia di una editor lesbica, Clarissa Vaughan (Meryl Streep), che sta preparando una festa per il suo ex-amante Richard che sta per morire di AIDS, nel 2001. 

1923, Richmond: Virginia si è stabilita a Richmond, sperando che l’aria di campagna le faccia passare gli esaurimenti nervosi con cui convive. Virginia soffre inoltre di disturbo bipolare della personalità, e spesso si rivolge in modo acido al marito e alla servitù, in particolare alla cuoca Nelly Boxall (Linda Bassett) . Virginia però si sente chiusa in quella casa in campagna: le manca Londra e vorrebbe tornare a viverci. Una mattina Virginia comincia a scrivere quello che diventerà uno dei suoi romanzi più famosi: La signora Dalloway. Nel pomeriggio Virginia riceve la visita di sua sorella Vanessa, ed esprime il suo disappunto per non essere stata invitata alla festa organizzata proprio da Vanessa. I due figli maschi di Vanessa, Quentin e Julian, ridono alle spalle di Virginia, che invece lega molto con la nipotina, la piccola Angelica, con cui ha una breve conversazione sul cosa succede quando si muore. Per Vanessa è ora di andarsene; Virginia e la sorella si salutano, e Virginia le chiede se riuscirà a guarire dal male con cui convive. Vanessa risponde di sì, e le due si baciano appassionatamente, per poi staccarsi in fretta e congedarsi. Virginia scappa dalla casa e va alla stazione dei treni, ma viene raggiunta da Leonard. Virginia e Leonard hanno una lunga discussione nella quale lei gli dice che non riesce a vivere in quella città e che vorrebbe tornare a Londra. Leonard, dopo un po’ di incertezza, acconsente. 

1951, Los Angeles: Laura Brown è una donna che vive col marito Dan e il figlio Richie. Laura è una donna infelice, e non vuole nemmeno avere il bambino che aspetta. Il marito la ama tanto, ma lei in fondo sa di non ricambiare il sentimento. L’unica cosa che la conforta è la  lettura del romanzo La signora Dalloway. Quel giorno è il compleanno di Dan, e lei intende preparargli una torta, che però non riesce bene. Poco dopo Laura riceve la visita di Kitty (Toni Collette), una vicina di casa molto amica di Laura nonostante siano molto diverse. Kitty inizialmente si dimostra molto tranquilla, ma poi scoppia in lacrime, perché nel pomeriggio dovrà essere operata all’utero poiché in esso è presente un’escrescenza che le impedisce di avere figli. Per calmare Kitty Laura la bacia sulle labbra molto brevemente. Kitty si ricompone e torna apparentemente tranquilla, e saluta Laura. Il destino di Kitty rimane ignoto allo spettatore. Laura non riesce più a sopportare questa vita e intende suicidarsi in un albergo, ma poi decide di continuare a vivere. Festeggia il compleanno del marito e solo dopo cena, mentre suo marito è a letto, si concede un pianto sconsolato. 

2001, New York: Clarissa saluta la sua fidanzata Sally e va a comprare i fiori per Richard, che la chiama ostinatamente “Signora Dalloway”, suo ex amante ora malato di AIDS. Clarissa va poi a trovare Richard, che la sera stessa riceverà un’onorificenza per il suo lavoro nel campo della letteratura. Richard, infatti, ha scritto molte poesie e un romanzo lunghissimo, ma molta gente giudica il romanzo negativamente; per questo Richard pensa di non meritare il premio. Clarissa torna a casa e riceve la visita di Louis Walters (Jeff Daniels), l’ex-fidanzato di Richard, visita che getta Clarissa in un grande sconforto. Clarissa parla a sua figlia Julia del suo primo incontro con Richard e di come lo avesse amato tanto. Nel pomeriggio Clarissa va di nuovo da Richard, che confessa alla donna l’amore che ha sempre provato per lei, citando le parole che Virginia Woolf aveva scritto nella lettera d’addio per il marito, per poi gettarsi dalla finestra. Con la morte di Richard si scopre che Richard era il primo figlio di Laura Brown, che dopo avere avuto il secondo bambino aveva lasciato la famiglia e si era trasferita in Canada. Un’anziana Laura Brown fa visita a Clarissa dicendole che le dispiace di avere abbandonato Richard, ma dice di non avere avuto altra scelta. Si era infatti trovata a scegliere se morire o vivere, e aveva scelto di vivere. 

Il film finisce come è iniziato, ovvero con il suicidio di Virginia nel 1941. Mentre si immerge si sente la voce di Virginia pronunciare le frasi finali del film, rivolte a Leonard: 

Può sembrare un film che esalta la morte io lo trovo un film aggrappato con le unghie e con i denti alla vita,

Il film merita la visione anche solo per la meravigliosa colonna sonora di Philip Glass, 

qui le mie scene preferite

https://www.youtube.com/watch?v=O7_fg2RlHmM

https://www.youtube.com/watch?v=4_0-_Z0-sNc 

qui le mie battute preferite.

“Carissimo. Sono certa che sto impazzendo di nuovo. Sono certa che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. Comincio a sentire voci e non riesco a concentrarmi. Quindi, faccio quella che mi sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni senso tutto quello che un uomo poteva essere. So che ti sto rovinando la vita. So che senza di me potresti lavorare e lo farai, lo so… Vedi non riesco neanche a scrivere degnamente queste righe… Voglio dirti che devo a te tutta la felicità della mia vita. Sei stato infinitamente paziente con me. E incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonata tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinare la tua vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi.” (Virginia)

Non puoi trovare pace evitando la vita, Leonard. (Virginia)

Clarissa Vaughan : Mi ricordo che una mattina mi sono svegliata all’alba con dentro un grande senso di aspettativa, hai presente, no? Lo conosci, umh? E- e mi ricordo di aver pensato: ecco questo deve essere il preludio della felicità! Questo è solo l’inizio, ed ora in poi crescerà sempre di più…

Non mi ha sfiorato l’idea che non fosse il preludio, era quella la felicità. Era quello il momento, era quello

.

 

Caro Leonard, guardare la vita in faccia, sempre; guardare la vita, sempre, riconoscerla per quello che è; alla fine, conoscerla, amarla per quello che è, e poi metterla da parte. Leonard, per sempre gli anni che abbiamo trascorso; per sempre gli anni; per sempre, l’amore; per sempre, le ore.

Spero di avervi incuriosito e che vi sia venuta voglia di vedere il film.

Buona domenica 

i.


i.

Coazione a ripetere, il mondo di i. 4/365

27 aprile 2018 • By

Coazione a ripetere, il mondo di i. 4/365

A volte mi chiedo perché commettiamo sempre gli stessi sbagli, per quale ancestrale motivo sbatto sempre la testa sullo stesso muro e mi sorprendo pure dicendomi ma non l’avevo già fatto?

Continua la mia permanenza qui in casa k, le giornate iniziano ad avere una loro musica, sempre un po’ troppo lenta per come sono fatta ma almeno è sparito dalla mia testa il ronzio dei giorni scorsi. Ecco se proprio vogliamo pensare ad una canzone che mi faccia da colonna sonora probabilmente sarebbe questa.

 https://www.youtube.com/watch?v=TZJ7Rubz3Bc 

Ieri nel primo pomeriggio mi sono rivista con un’amica con cui forse non parlavo da 10 anni e più, mi ha fatto molto piacere.  L’interesse di D. (magari le scoccia essere nominata) non interessato sulla mia salute e sulla mia testolina mi hanno devo dire riempito un pezzettino di cuore.

[ci si ritrova senza rincorrersi ]

Ho ripreso a scrivere senza avere troppi blocchi e in modo abbasta fluido, dovrebbe rendermi felice un pochino no? invece non me ne importa ancora molto….mi passerà…..

La mia piccola dose di coccole me la sono comunque voluta prendere anzi pretendere e sono andata a fare le mani da Francesca, una ragazza dolcissima e molto brava a cui affido con orgoglio le mie manine che sono uno dei miei tanti vezzi, ringrazio Dio di esser donna per questo.

Vi faccio vedere il risultato qui

Sono tornata al rosso, chissà perché il rosso mi fa stare cosi bene, mi fa sentire a casa, me stessa, il rosso non mi tradisce. Sarà vero che il rosso rappresenta la passione, la sensualità, l’emancipazione? 

Per chi volesse sapere che smalti mi piacciono ecco qui i rossi che mi fanno sorridere il cuore.

Mi sto rendendo conto che questo post è un po’ effimero, ma tra i propositi per questa nuova i., c’è anche quello di ricordarsi che ci si può vedere di nuovo graziose, ci si può di nuovo guardare allo specchio senza dover chiudere gli occhi.

Non pensate che a volte il nostro specchio non rifletta prima di riflettere?

buona lettura giornata 

i.


i., SvelArte

i mondo di i. 2/365

25 aprile 2018 • By

“la causa dei nostri problemi siamo noi stessi”

Questa frase mi è sempre sembrata troppo da manuale, quasi uno di quegli assiomi che usano gli analisti per iniziare a farti da subito sentire in colpa e in qualche modo mandarti in paranoia. Ma per il gioco delle due carte e se fosse vero? Ribaltando tutti i miei schemi mentali e se non fosse il mondo ad avercela con me ma io con lui? Queste le domande che hanno accolto il mio risveglio, forse rimarranno qui o forse saranno oggetti e spunto di altre riflessioni.. vi farò sapere.

Ieri seconda giornata di questa mia piccola convalescenza che mi permette comunque di lavorare, a volte il privilegio dei free lance anche questo, non possiamo vedere sempre tutto negativo a volte poter lavorare da casa (è vero non son pagata se mi ammalo non iniziamo). Trascorrere tutta la giornata in casa è pesante ma soprattutto la scansione del tempo assume quasi un effetto cinematografico, tutto mi sembra rallentato: ma come sono ancora le 5? del tipo, comunque son riuscita a scrivere un articolo, ho programmato fb per i clienti ma soddisfazione delle soddisfazioni sono riuscita a far inaspettatamente delle scale.

Nel pomeriggio di ieri accompagnata dal signor k. sono andata a fare una denuncia per smarrimento del bancomat (grazie allo stronzo che sta usando i miei soldi spero ti servano in medicine presto!) a Cesano Maderno c’è sostanzialmente un sottopassaggio in stazione che ti permette cosi di attraversare i binari, ho subito pensato ora mi prendo l’ascensore, i miei polmoni d’acciaio non supereranno mai la prova e invece piano piano fermandomi ogni tanto come una lumaca in calore ci sono riuscita ben 80 scalini e sono qui a scriverlo.  Mi alzo un secondo a fare la OLA. Quindi come ho detto ieri si può sempre ricominciare basta provarci!

Verso sera il mio Mac ha deciso di impazzire e mi sono saltate tutte le pass che poi mi sono resa conto è sempre la stessa con abbinati vari numeri (tranquilli ora è cambiata) Lina 1 Lina73 Lina 75, ma chi è Lina?

Lina è la mia musa, la mia amica immaginaria e rappresenta la mia grande passione per Piero Fornasetti.

Siete curiosi di sapere qualcosa su di Lei? Chi se ne fotte ve lo racconto lo stesso….

Piero Fornasetti è senza dubbio l’artista a me più caro, in linea con un tema tanto inspiegabile quanto seducente. Nato nel 1913, artista poliedrico, pittore e scultore, decoratore, designer milanese, ritengo sia uno dei talenti più originali del secolo scorso. Fondatore di uno stile eccentrico caratterizzato da immagini oscure, ironiche e accattivanti, Piero fu un vero e proprio stacanovista e creò più di diecimila decori. Fortemente ispirato dal surrealismo e dalla pittura metafisica, la produzione di Fornasetti rimane ancora oggi una delle più vaste del XX secolo.

A dirigere le sinfonie della sua arte, una musa ispiratrice, Lina Cavalieri. Attrice e cantante lirica della belle époque, Lina fu per Fornasetti ciò che per Leonardo fu la Monna Lisa.

Leggenda vuole che Piero trovò l’immagine dell’attrice sfogliando una rivista francese di fine ‘800 e, rimanendone folgorato, sotto le sue mani quel volto assunse le ormai famose cinquecento variazioni sul tema.

Questa sua attrazione spasmodica per i lineamenti di Lina Cavalieri ha suscitato in me un tale interesse da spingermi a curiosare più in profondità tra le pieghe della sua travagliata biografia.

Classe 1874, Natalina, cresce in una famiglia divisa dalle difficoltà economiche. Giovane di grande fascino, tanto da annoverare tra i suoi corteggiatori anche Gabriele d’Annunzio, Lina è dotata di una straordinaria vocalità, ma calca i più grandi palchi europei soprattutto per la sua bellezza. Convola a nozze per ben tre volte, nozze che falliscono altrettante volte. Ed è proprio quell’epiteto di “donna più bella del mondo” che in gioventù le cambiò la vita, che in età avanzata segnò la sua fine. Morì infatti in solitudine nella sua villa di Firenze in occasione di un bombardamento aereo l’8 febbraio del 1944. La “Venere dell’opera all’italiana” si trovava in città perché la Paramount Pictures voleva girare un film sulla sua vita, progetto però interrotto a causa della guerra. Solo nel 1955 le riprese giunsero a conclusione con protagonista Gina Lollobrigida nel ruolo della cantante, accompagnata da un giovanissimo Vittorio Gassman. Un destino ironico ma comunque invidiabile quello di Lina Cavalieri: Venere di un’epoca e meravigliosa musa di un’artista. Quale donna non desidererebbe essere l’oggetto di così tanta ammirazione?

Io per prima sarei lusingata nel vedere il mio caschetto raffigurato ovunque e voi che ne pensate delle ossessioni? Raccontatemi le vostre o non siamo ancora cosi in confidenza?

Buon 25 aprile e scusate gli errori ma ho deciso di non correggere e non rileggere questi post, finirebbero in pattumiera.

i.


Life

Il mondo di i.

24 aprile 2018 • By

Questo è come il mio primo posto o il post numero 1.

Non parla di cibo ma parla di me, qui sul mio spazio, ero in dubbio se parlare del mio mondo al di fuori del lavoro, ero in dubbio ( e lo sono ancora ) che a qualcuno possa interessare la mia vita privata e se fosse giusto parlarne.

Ho respirato e contato fino a dieci, mi sono alzata andata a lavare il viso (sudare ad aprile=follia=sei vicina alla menopausa) e mi sono risposta si. Ne vale la pena per me che vivo di parole, faccio la giornalista, non posso mentire agli altri di conseguenza nemmeno a me stessa e se nessuno leggerà le mie parole serviranno a me per ricordarmi ogni giorno chi sono e che non è mai troppo tardi per ricominciare.

Il mondo di i. 1/365

Ho sempre pensato che il mondo fosse rosa, fatato, ovattato che fosse possibile costruire un mondo fatto di bellezza e rarità che tutto potesse capitare agli altri ma non è a me, io in fondo ero perfetta. Ecco qui il primo grande sbaglio credere di essere unici!

Settembre 2015 mi sono ammalata di tumore ai polmoni e qui inizia la seconda vita di Indira, fatta di alti e bassi di crolli di momenti di depressione, di cadute e di risalite di pianti, di cazzate, di sbagli, di cambiamenti, di nuove case, di nuovi amici, di nuovi amori, di nuovi lavori.

Aprile 2018 ho un crollo sono stanca, ho bisogno di riposare, di prendermi del tempo per me e cosi mi sono presa il  mio Mac e sono venuta a stare per qualche tempo dalla mia famiglia speciale: casa k e da qui vedo il mio mondo, il mio lavoro con occhi diversi,271775_2012513646606_1875540_o vi guardo in modo diverso, rimane il mio lavoro, gli articoli di food da cercare con curiosità, continuare a seguire con affetto i ristoranti che seguo ma da oggi c’è anche Indira, perché Indira deve prendersi un po’ cura di Lei. 

E la primavera mi sembra il momento migliore non lo pensate anche voi?


Food

Come al mare… ma al Fishbar de Milan

20 aprile 2018 • By

Fishbar de Milan, il concept store di ristorazione ricercata e allo stesso tempo informale, dopo il successo in Brera e quello a Courmayeur e a Porto Quatu in Sardegna, apre i battenti in una delle zone da sempre più in di Milano: Porta Romana.

Simile nell’aspetto all’originale versione di Brera, questa seconda apertura milanese di Fishbar prevede un menù ricco delle più fresche prelibatezze del mare, cucinate seguendo sia la tradizione italiana che quella esotica. Ma la punta di diamante di questo nuovo locale in Porta Romana saranno gli aperitivi: a base chiaramente di pesce, tanto cotto quanto crudo, potranno essere accompagnati da gustosi cocktail studiati ad hoc dal mixologist Giuseppe Russo.

Restaurant & Lounge bar che perfettamente si adegua ai gusti e alle esigenze del pubblico milanese più al passo con i tempi, Fishbar de Milan è un locale di tendenza, accogliente e informale, in cui soddisfare il proprio palato con delicatezze e abbondanze di ogni tipo, tutto rigorosamente dal mare. Gamberi viola di Mazzara, Salmon Steak con insalatina di alghe e patate al forno, carpaccio di ricciola con broccolo in agrodolce e dressing alla birra, Fish&Chips di cuore di merluzzo impanato con pane panco accompagnato da patatine stick al curry… da Fishbar de Milan è davvero possibile trovare qualsiasi prelibatezza marina per un’esperienza sensoriale oltre l’immaginazione: il gusto appaga il palato, l’attenzione al dettaglio soddisfa la mente.

A coronare il tutto poi, l’attenta selezione di vini e birre apprezzabile anche dai più pretenzios

i appassionati in materia, che perfettamente si sposa con i piatti pensati dallo chef del locale.

Ma Fishbar de Milan non è solo questo, al suo interno si trova un mondo altro: un luogo quasi incantato, che si distacca completamente dalla Milano che tutti conosciamo e fa immergere i clienti in un meraviglioso spazio marino introvabile in qualsiasi altro luogo della città.