i., SvelArte

i mondo di i. 2/365

25 aprile 2018 • By

“la causa dei nostri problemi siamo noi stessi”

Questa frase mi è sempre sembrata troppo da manuale, quasi uno di quegli assiomi che usano gli analisti per iniziare a farti da subito sentire in colpa e in qualche modo mandarti in paranoia. Ma per il gioco delle due carte e se fosse vero? Ribaltando tutti i miei schemi mentali e se non fosse il mondo ad avercela con me ma io con lui? Queste le domande che hanno accolto il mio risveglio, forse rimarranno qui o forse saranno oggetti e spunto di altre riflessioni.. vi farò sapere.

Ieri seconda giornata di questa mia piccola convalescenza che mi permette comunque di lavorare, a volte il privilegio dei free lance anche questo, non possiamo vedere sempre tutto negativo a volte poter lavorare da casa (è vero non son pagata se mi ammalo non iniziamo). Trascorrere tutta la giornata in casa è pesante ma soprattutto la scansione del tempo assume quasi un effetto cinematografico, tutto mi sembra rallentato: ma come sono ancora le 5? del tipo, comunque son riuscita a scrivere un articolo, ho programmato fb per i clienti ma soddisfazione delle soddisfazioni sono riuscita a far inaspettatamente delle scale.

Nel pomeriggio di ieri accompagnata dal signor k. sono andata a fare una denuncia per smarrimento del bancomat (grazie allo stronzo che sta usando i miei soldi spero ti servano in medicine presto!) a Cesano Maderno c’è sostanzialmente un sottopassaggio in stazione che ti permette cosi di attraversare i binari, ho subito pensato ora mi prendo l’ascensore, i miei polmoni d’acciaio non supereranno mai la prova e invece piano piano fermandomi ogni tanto come una lumaca in calore ci sono riuscita ben 80 scalini e sono qui a scriverlo.  Mi alzo un secondo a fare la OLA. Quindi come ho detto ieri si può sempre ricominciare basta provarci!

Verso sera il mio Mac ha deciso di impazzire e mi sono saltate tutte le pass che poi mi sono resa conto è sempre la stessa con abbinati vari numeri (tranquilli ora è cambiata) Lina 1 Lina73 Lina 75, ma chi è Lina?

Lina è la mia musa, la mia amica immaginaria e rappresenta la mia grande passione per Piero Fornasetti.

Siete curiosi di sapere qualcosa su di Lei? Chi se ne fotte ve lo racconto lo stesso….

Piero Fornasetti è senza dubbio l’artista a me più caro, in linea con un tema tanto inspiegabile quanto seducente. Nato nel 1913, artista poliedrico, pittore e scultore, decoratore, designer milanese, ritengo sia uno dei talenti più originali del secolo scorso. Fondatore di uno stile eccentrico caratterizzato da immagini oscure, ironiche e accattivanti, Piero fu un vero e proprio stacanovista e creò più di diecimila decori. Fortemente ispirato dal surrealismo e dalla pittura metafisica, la produzione di Fornasetti rimane ancora oggi una delle più vaste del XX secolo.

A dirigere le sinfonie della sua arte, una musa ispiratrice, Lina Cavalieri. Attrice e cantante lirica della belle époque, Lina fu per Fornasetti ciò che per Leonardo fu la Monna Lisa.

Leggenda vuole che Piero trovò l’immagine dell’attrice sfogliando una rivista francese di fine ‘800 e, rimanendone folgorato, sotto le sue mani quel volto assunse le ormai famose cinquecento variazioni sul tema.

Questa sua attrazione spasmodica per i lineamenti di Lina Cavalieri ha suscitato in me un tale interesse da spingermi a curiosare più in profondità tra le pieghe della sua travagliata biografia.

Classe 1874, Natalina, cresce in una famiglia divisa dalle difficoltà economiche. Giovane di grande fascino, tanto da annoverare tra i suoi corteggiatori anche Gabriele d’Annunzio, Lina è dotata di una straordinaria vocalità, ma calca i più grandi palchi europei soprattutto per la sua bellezza. Convola a nozze per ben tre volte, nozze che falliscono altrettante volte. Ed è proprio quell’epiteto di “donna più bella del mondo” che in gioventù le cambiò la vita, che in età avanzata segnò la sua fine. Morì infatti in solitudine nella sua villa di Firenze in occasione di un bombardamento aereo l’8 febbraio del 1944. La “Venere dell’opera all’italiana” si trovava in città perché la Paramount Pictures voleva girare un film sulla sua vita, progetto però interrotto a causa della guerra. Solo nel 1955 le riprese giunsero a conclusione con protagonista Gina Lollobrigida nel ruolo della cantante, accompagnata da un giovanissimo Vittorio Gassman. Un destino ironico ma comunque invidiabile quello di Lina Cavalieri: Venere di un’epoca e meravigliosa musa di un’artista. Quale donna non desidererebbe essere l’oggetto di così tanta ammirazione?

Io per prima sarei lusingata nel vedere il mio caschetto raffigurato ovunque e voi che ne pensate delle ossessioni? Raccontatemi le vostre o non siamo ancora cosi in confidenza?

Buon 25 aprile e scusate gli errori ma ho deciso di non correggere e non rileggere questi post, finirebbero in pattumiera.

i.


Life

Il mondo di i.

24 aprile 2018 • By

Questo è come il mio primo posto o il post numero 1.

Non parla di cibo ma parla di me, qui sul mio spazio, ero in dubbio se parlare del mio mondo al di fuori del lavoro, ero in dubbio ( e lo sono ancora ) che a qualcuno possa interessare la mia vita privata e se fosse giusto parlarne.

Ho respirato e contato fino a dieci, mi sono alzata andata a lavare il viso (sudare ad aprile=follia=sei vicina alla menopausa) e mi sono risposta si. Ne vale la pena per me che vivo di parole, faccio la giornalista, non posso mentire agli altri di conseguenza nemmeno a me stessa e se nessuno leggerà le mie parole serviranno a me per ricordarmi ogni giorno chi sono e che non è mai troppo tardi per ricominciare.

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Ho sempre pensato che il mondo fosse rosa, fatato, ovattato che fosse possibile costruire un mondo fatto di bellezza e rarità che tutto potesse capitare agli altri ma non è a me, io in fondo ero perfetta. Ecco qui il primo grande sbaglio credere di essere unici!

Settembre 2015 mi sono ammalata di tumore ai polmoni e qui inizia la seconda vita di Indira, fatta di alti e bassi di crolli di momenti di depressione, di cadute e di risalite di pianti, di cazzate, di sbagli, di cambiamenti, di nuove case, di nuovi amici, di nuovi amori, di nuovi lavori.

Aprile 2018 ho un crollo sono stanca, ho bisogno di riposare, di prendermi del tempo per me e cosi mi sono presa il  mio Mac e sono venuta a stare per qualche tempo dalla mia famiglia speciale: casa k e da qui vedo il mio mondo, il mio lavoro con occhi diversi,271775_2012513646606_1875540_o vi guardo in modo diverso, rimane il mio lavoro, gli articoli di food da cercare con curiosità, continuare a seguire con affetto i ristoranti che seguo ma da oggi c’è anche Indira, perché Indira deve prendersi un po’ cura di Lei. 

E la primavera mi sembra il momento migliore non lo pensate anche voi?


Food

Il Centro Medico NeMO ad Identità Golose

5 marzo 2018 • By

Il 3 marzo ho avuto la possibilità di partecipare all’edizione di Identità Golose 2018 e di incontrare il Centro Clinico ad alta specializzazione NeMO (NeuroMuscolar Omnicentre). Il centro, nello specifico, si occupa delle persone affette da malattie neuromuscolari, come, ad esempio, la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), la Atrofia Muscolare Spinale (SMA) e le distrofie muscolari.

Le malattie neuromuscolari note sono molteplici e possono comparire in qualunque momento della vita, provocando gravi disabilità a chi ne è effetto, in particolare al movimento, alla capacità respiratoria, alla comunicazione, alla deglutizione e alla funzione cardiaca.

Il centro clinico è presente in quattro sedi: a Milano, Roma, Messina ed Avezzano, dove ogni giorno si affrontano i problemi legati alla disfagia, che riguarda oggi il 3% della popolazione italiana e consistono nella difficoltà di deglutire cibo e/o liquidi e possono interessare le diverse fasi della deglutizione.

NeMo ha partecipato a Identità Golose per presentare il suo progetto “Aggiungi un posto a tavola”, che prevede diversi eventi di raccolta fondi per i loro pazienti. Il progetto è proprio pensato per chi soffre di disfagia; lo stand infatti prevedeva tre piatti: La Scarpetta di Franco Pepe, l’Aria di Pane di Renato Bosco e un piatto speciale, una pizza creata dallo chef Misha Sukyas studiata specificatamente per le persone che soffrono di questa patologia. È un modo per trasmettere il piacere del gusto del cibo e cercare di ritrovare con i pazienti e i loro familiari il piacere di stare insieme a tavola.


Dinner, Food, Il giardino delle delizie, Nerospinto Fine Selection

Chiuma’s il ristorante che non ti aspetti

1 marzo 2018 • By

Oggi vi porto con me a scoprire un posticino nuovo in Via Gallarate, un quartiere di Milano che sta vivendo un momento di riscatto e di rinascita, dove anche Lapo Elkan ha deciso di investire e aprire insieme allo chef Cracco il ristorante Garage.
Il nuovo protagonista del firmamento culinario meneghino si chiama Chiuma’s, un ristorante su due piani caratterizzato da un ambiente elegante e molto curato nei dettagli, con un design moderno e accogliente che fa da sfondo a una cucina tradizionale di stampo napoletano che non rinuncia a slanci creativi e innovativi.

Il forte legame con la tradizione partenopea, che si vede nei piatti e si sente nei profumi, è stato fortemente voluto dalla coppia che sta dietro la nuova impresa culinaria: Marco Chiumenti e la moglie Floriana Fedeli hanno voluto portare al Nord un pezzo della loro bella Napoli.

Un’eredità importante che affonda le radici nel lontano ‘800, quando la bisnonna di Marco gestiva La Regina d’Italia, uno dei ristoranti più belli ed eleganti di Napoli, dove non era difficile incontrare Re Umberto I di Savoia insieme alla moglie Margherita. L’antico ristorante è stato distrutto durante la Prima Guerra Mondiale, ma non si è spento l’entusiasmo e l’amore per la buona cucina della famiglia Chiumenti, di cui Marco ha raccolto i sogni nel cassetto per aprire e gestire il ristorante che porta un pezzo del suo nome, Chiuma’s appunto.

Le scelte culinarie sono state affidate da Marco e Floriana agli Chef Mattia Susani e Nicola Viola, entrambi con alle spalle importanti esperienze lavorative, affiancati dallo Chef Fabrizio Ferrari e il sommelier Davide Valerio. Dall’unione dell’amore per la terra d’origine di Marco e Floriana e della voglia di creare e sperimentare dei giovani chef nasce un menù variegato, dove l’anima di quella Napoli lontana incontra i gusti e i giochi di colori e consistenze della cucina contemporanea.

Vi presento la squadra protagonista di questa avventura: Marco Chiumenti al centro insieme ai suoi Chef Mattia Susani e Nicola Viola.

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E per finire vi faccio vedere alcune prelibatezze che ho provato, assolutamente da non perdere.

 

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Dinner

Best in Town… Bento!

14 febbraio 2017 • By

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Il sushi: quanto è buono il sushi? Si potrebbe rispondere a questa domanda in due modi diversi: si potrebbe usare un avverbio di quantità, come per esempio “tantissimo!”, oppure si potrebbe ribattere con una precisazione: “Beh, dipende dove lo mangi”.

Io ho trovato il mio posto del cuore a Milano, un ristorante che ha aperto ormai 13 anni fa e che continua a servire i miei nighiri preferiti. Si chiama Bento e per molti amanti della cucina giapponese è da tempo un punto di riferimento in città e io sono convinta che gran parte del merito sia di Antonio, la vera anima del locale. Antonio Scognamiglio è davvero instancabile, la sua mente partorisce progetti nuovi nello stesso lasso di tempo in cui io provo a decidermi se preferisco una tartare di salmone o di tonno: è grazie a lui se Bento riesce a trasformarsi e a rinnovare la sua offerta con costanza senza mai deludere il cliente.

Sono stata diverse volte da Bento e ne sono sempre uscita più che soddisfatta: il menù migliora sempre, anche quando sono convinta che non possa più farlo. Alle prelibatezze della carta, da qualche mese si aggiunge un importante restyling del locale a renderlo davvero irresistibile. Ci sono voluti ben due anni, ma finalmente lo scorso autunno Bento si è presentato ai suoi ospiti nella sua nuova, elegantissima veste: posso garantirvi che l’atmosfera suadente amplifica l’esperienza gastronomica. Pensate di entrare in un ristorante che ha saputo fare del minimalismo la sua chiave sensuale (grazie alla calda boiserie in noce che riveste le pareti e al marmo bianco che ricopre il banco del bar) e poi ditemi se non vi innamorate anche voi di questo ristorante!

La prima volta che sono entrata da Bento dopo il restyling firmato dallo Studio Platform di Aria Behbehani sono rimasta estremamente colpita dalla seduta in tessuto che si trova all’ingresso, poi mi sono guardata intorno e ho notato l’installazione artistica di Uros Mihic e ho deciso che su Bento avrei dovuto scrivere un post, tutti i miei lettori devono conoscerlo! Ah, poi fatemi sapere cosa ne pensate del lampadario ad ombrello che c’è al piano terra!

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Ma ora arriviamo alla parte che più mi interessa: il cibo. Di ristoranti giapponesi Milano è piena, caspita se lo è. Fra AYCE, locali pseudo raffinati e altri che ti spennano completamente, trovarne uno speciale non è facile. Voglio provare a convincervi che Bento è il posto che fa per voi. Io mi sono ancora la notte i nighiri alla fiamma con ventresca, mela cotogna e foie gras, ma anche la tartare di gamberi rossi con ikura e olio al tartufo. Se vi dicessi che fanno i gunkan con anguilla e mango? Li avete mai assaggiati? Tante poi sono le cosiddette “Creazioni dalla cucina”, come le chiamano da Bento. Vi faccio un esempio: black cod dell’Alaska marinato in salsa di miso e sake con crudité di spinacini. Basta, non ce la faccio davvero più, mi sta tornando una voglia di sushi pazzesca e non sono nemmeno le 11 del mattino.

Che dire, spero di avervi convinti a fare un salto in Corso Garibaldi a trovare Antonio, ditegli che lo saluto.

BENTO
Corso Garibaldi 104
Milano
www.bentosushi.it
FB/ Bento Sushi Restaurant